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LA DANZA DEI DERVISCI EL-TANNURAEstratto da Blumagazine n. 23 - maggio 2005 a cura di Stefania SofraDomenica 24 aprile 2005 il Teatro .D.Annunzio. di Latina registrava nuovamente il tutto esaurito in occasione dello spettacolo di danza e musica tradizionale egiziana del gruppo El Tannura, la Compagnia del Centro di Cultura Popolare Al-Ghury del Cairo. Un altro momento per me ricco di emozioni e di soddisfazione. Lo scorso ottobre 2004 infatti, in occasione del Convegno di Egittologia da me organizzato, avevamo avuto l.onore di ascoltare nello stesso teatro la sapiente relazione del Prof. Zahi Hawass, Capo del Supremo Consiglio delle Antichità Egizie, che ci aveva portato tra i segreti della Grande Piramide e della Sfinge. Ed in quell.occasione si erano poste le basi di un rapporto amichevole tra l.Egitto, una terra antica, .Umm el donya., cioè .la madre del mondo., eLatina, la mia giovane città. Così da quel primo incontro ne è nato un altro e altri ancora spero ce ne saranno, un.attività culturale di cui sono orgogliosa ed entusiasta. Amo L.Egitto, e non solo perché sono un.egittologa, ma perché negli anni che ho vissuto in questo paese magico e meraviglioso ho apprezzato tanti aspetti di una cultura affascinante che ora vorrei portare nella mia città per far conoscere a chi, sono certa, la saprà apprezzare. L.Egitto infatti non è solo archeologia: è anche cultura, arte e religione; ed è quello che con la musica e la danza dei Dervisci ho voluto dimostrare, fermamente convinta che ci siano occasioni, spettacoli, eventi che lasciano un ricordo indimenticabile per emozione e bellezza. Ero certa che questo spettacolo avrebbe coinvolto un folto pubblico, che in effetti ha dato con la sua presenza un chiaro segnale di quanto la cultura egiziana sia apprezzata, seguita e amata; ma per quanto io abbia cercato di descriverne il coinvolgimento e la spiritualità, è stato solo assistendo alla performance che se n.è potuto percepire tutta la bellezza e la profondità, la preghiera unita alla danza spettacolare. Ed in molti, dopo aver assistito allo spettacolo, hanno voluto approfondire la conoscenza di questa danza così affascinante, la cui origine si perde nella notte dei tempi. Ricordo che l'Egitto è uno dei paesi arabi più ricchi di tradizioni musicali e folkloristiche ma, allo stesso tempo, è stato ed è il luogo delle principali trasformazioni moderne della musica del Vicino Oriente; e quello dei dervisci è uno spettacolo in cui il rito cerimoniale esoterico unisce musica, canti, danze e preghiere, inducendo a stati di rapimento estatico. I cerimoniali sono stati tramandati in modo differenziato nel repertorio rituale dalle molte confraternite sufi diffuse in tutto il mondo islamico: quello di El Tannura, originario dei quartieri popolari del vecchio Cairo, risale al periodo dei Fatimidi, quando gli adepti sufiti erano divisi in gruppi per celebrare le feste popolari. E la memoria di questa tradizione risiede nella bellezza delle ampie gonne multicolori dei danzatori dervisci, sintesi delle varie confraternite contrassegnate ognuna da un colore di riconoscimento. Il gruppo che abbiamo visto al Teatro .D.Annunzio. prende il nome dal particolare indumento indossato dai danzatori, la .tannura., ossia la gonna, che rappresenta il rituale dei dervisci "volteggianti", ricco di allusioni cosmologiche. Viene esaltata proprio la rotazione delle gonne sovrapposte e vivacemente colorate con i suggestivi effetti cromatici ed i costumi rispecchiano l.allegria e la semplicità del popolo egiziano. Due sono le matrici principali di questo gruppo: la prima è quella della danza rituale dei dervisci volteggianti, parte integrante del .sema. (= ascolto) della Turchia, proprio dell'ordine mevlevi, poi diffusa in altre regioni del mondo islamico, Egitto incluso, dove questo rituale fu praticato dal 1500 al 1900; la seconda matrice è quella della musica rurale della Valle del Nilo, poiché l.orchestra è costituita dagli strumenti tradizionali con i quali si animano cerimonie e feste all'aria aperta: la raraba, il musmar, il ney, il bendir, il darabukka, il duff ed il sadakh, strumenti musicali che scandiscono il movimento dei danzatori per poi acquisire un ritmo incalzante che culmina nella trasformazione del danzatore in un caleidoscopio di forme colorate. E tra danze e rituali, vengono intonate le sure del Corano con il richiamo alla preghiera .Allah el-akbàr., dopodiché gli aspetti simbolici della gestualità esoterica si trasformano in uno spettacolo nel quale la coreografia mette in evidenza la figura dei due ballerini, cioè dei due tannura, esaltando il gioco della rotazione delle gonne colorate. I musicisti e ballerini costruiscono dunque uno straordinario percorso mistico, attraverso la ripetizione quasi ossessiva di ritmiche percussive e la rotazione del corpo e della tannura, che riproduce il cammino del sole e degli astri, con rapidità ritmica, poiché i due ballerini girano su se stessi rappresentando il sole, mentre gli altri danzatori vorticano intorno a lui in senso antiorario come astri e tutti insieme simboleggiano l'alternarsi delle stagioni. In realtà queste danze e musiche simboleggiano il rapporto tra cielo e terra, tra corpo e anima, tra Dio e uomo, e ballando si finisce per generare uno stato di estasi rituale per mettersi in comunicazione con Dio, il cosmo, fino a conoscere la più alta realizzazione spirituale ed accedere alla coscienza della realtà. Questo spettacolo è stato un grande successo a Latina e colgo l.occasione per ringraziare pubblicamente tutti coloro che mi stanno appoggiando nella realizzazione di questo mio desiderio culturale e quelli che vi hanno partecipato, dimostrando entusiasmo e coinvolgimento: è un passo importante per creare un ponte tra due culture diverse in nome di una comune radice storica come popoli del Mediterraneo. E da parte mia rinnovo il mio impegno continuo e tutta la mia disponibilità per continuare a portare a Latina eventi culturali di così alto livello, perché l.Egitto è una fonte inesauribile di cultura e storia. Grazie!
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