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L'EGITTO NON E' SOLO SHARM EL-SHEIKHEstratto da Blumagazine n. 4 - giugno 2000, a cura di Stefania Sofra.Fra tutte le terre che affacciano sul Mediterraneo, il mare della civiltà, l’Egitto, in contatto diretto con l’Asia ed a poca distanza dall’Europa, rappresenta la porta di passaggio fra l’occidente e l’oriente, il crocevia dei tre continenti. Attraverso l’Egitto passava nell’antichità la quasi totalità del commercio mondiale e per questo Tacito chiamò l’Egitto “la chiave della terra e del mare”. Ma quanti di noi conoscono veramente la grandiosa civiltà che contraddistingue questo paese? L’Egitto è un paese che racchiude 7000 anni di civiltà, divisa in periodo faraonico, cristiano-copto, islamico e moderno, ognuno di per sé affascinante quanto differente per cultura e lingua, dove la storia traspare da ogni singola pietra in un vortice di storia e tradizioni. Pochi hanno vissuto veramente l’Egitto, perché spesso i viaggi organizzati non permettono di vivere la realtà dei luoghi visitati: l’Egitto è un paese di grandi contrasti, di ricchi e poveri, di estremi che si incontrano ogni giorno in una pacifica convivenza, la cui realtà non si può descrivere ma bisogna viverla, capirla ed accettarla anche quando ci si sente troppo diversi da quel contesto. Oggi quando si pensa all’Egitto vengono subito in mente le piramidi di Giza, la misteriosa Sfinge, i templi di Karnak e le tombe della Valle dei Re, ma soprattutto il Mar Rosso di Sharm el-Sheikh. Negli ultimi anni infatti la bellezza dei fondali del Mar Rosso ha richiamato milioni di turisti, ma non tutti sanno che questi centri turistici sono stati costruiti negli anni ’90 per accogliere i turisti laddove prima era deserto, il deserto della penisola del Sinai. Andare a Sharm el-Sheikh dunque non significa aver visto l’Egitto, perché la magia di questa civiltà non si può cogliere nel suo mare, né tantomeno nelle strutture turistiche, ma basta addentrarsi per un centinaio di km o anche meno nel deserto della penisola del Sinai per trovare testimonianze archeologiche non solo dell’Egitto islamico, ma anche del periodo faraonico. Sharm el-Sheikh si trova sulla costa meridionale del Sinai: una penisola triangolare che rappresenta la parte asiatica del territorio egiziano, unita all’Egitto dal tunnel del canale di Suez nel 1980 e che apparteneva ad Israele fino al 1979, quando venne firmato l’accordo tra il Presidente egiziano Sadat ed il Primo Ministro israeliano Begin con il ritiro delle truppe israeliane dalla penisola. Dunque è storia recente quanto recente è lo sviluppo turistico di massa di queste zone. Il nome della penisola “Sinai” è di incerta origine, deriva forse da un’antica divinità lunare detta “sin”, ed è qui che, nelle isolate oasi di un territorio montuoso con profonde gole tagliate nei graniti, vivono ancora tribù di beduini, fra i quali i Jabaliya, eredi islamizzati di alcuni europei che nel VI secolo giunsero qui per servire nel Monastero di Santa Caterina. Ad appena un’ora da Sharm el-Sheikh si trova infatti il Monastero di Santa Caterina, il Gebel Khaterina, la cima più alta dell’Egitto (2641 m), con il monte Sinai Gebel Moussa, (2285 m) dove, secondo la tradizione, Mosè ricevette le tavole dei 10 comandamenti e che fu lo scenario dell’avventura biblica dell’esodo, la strada sofferta verso la terra promessa, evento che avvenne probabilmente sotto il regno del faraone Ramesse II verso il 1200 a.C.: dunque uno dei luoghi più santi per cristiani ed ebrei, meta di religiosi e pellegrini. Oggi il Monastero, fondato da Giustiniano tra il 527 ed il 547 d.C., ospita ancora 15 monaci della Chiesa Ortodossa d’Oriente, in una terra abitata da beduini musulmani: un affascinante combinazione di religioni integrate in una realtà altrettanto interessante dove deserto e mare sono i due elementi che predominano, dando origine a scenari grandiosi di incomparabile bellezza.
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